Un canto di Natale

Un canto di Natale

dall ’opera di Charles Dickens
testo Marina Allegri
regia Maurizio Bercini
traduzione in francese di Gabriella Greci
con Giulio Canestrelli/Alberto Branca, Pier Giorgio Gallicani, Francesca Grisenti
musiche eseguite dal vivo da Maurizio Aliffi e Simone Mauri
tecnico Francesco Grossi
scene ideate e costruite nei Laboratori di Cà Luogo d’arte da Maurizio Bercini, Ilaria Commisso, Donatello Galloni
costumi Stefania Coretti
luci Maurizio Bercini, Alejandro Zamora

Con la collaborazione del Teatro delle Briciole
Centre Dramatique Nationale d ’Alsace de Strasbourg

Questo spettacolo è innanzitutto musica. In una piccola scena adagiata sulla cartina di Londra tre
musicisti accompagnano il racconto. Il racconto è uno dei più conosciuti di Charles Dickens: “Il Canto di Natale”. Ci piace Dickens, in questo momento ancora di più, non tanto per il suo linguaggio obsoleto o per la elaborata costruzione del racconto, quanto per il suo sguardo preciso, tagliente, decisamente “moderno” sull’infanzia e sulla costellazione di adulti che la circonda. Non fa sconti Dickens nel “Canto di Natale”, il cattivo è decisamente cattivo, il povero povero, il freddo taglia e uccide. Ma…
Ma se si considera con sguardo attento il vero centro della storia, ossia un bambino malato che morirà se le ombre del futuro non muteranno, si capisce il cambiamento non è impossibile ed è nelle nostre mani, nelle mani degli adulti che decidono, scelgono, prendono posizioni. Gli adulti possono essere visitati dagli spiriti del passato, del presente e soprattutto del futuro, possono e devono considerare la loro storia ed avere preveggenza sul futuro, possono e devono cercare di mutare le ombre di questa storia per darle un lieto fine.
Nello spettacolo il Natale non è considerato come l’unico giorno dell’anno in cui si possono compattare affetti e rivivere legami, ma come “ogni giorno” che al risveglio può essere considerato una festa, magari senza regali, perché in fondo è…

“Natale se lo vuoi
né asini né buoi
ci siamo solo noi
Un pensiero in armonia
le luci nella via
basta anche la torta di mia zia”