Allievo di Otello Sarzi, è stato tra i fondatori del Teatro delle Briciole di Parma e suo direttore artistico fino al 2001. Innovatore del teatro di figura, mette al centro della ricerca artistica la forza metaforica degli oggetti e la materia nel suo farsi artigianale. Le idee guida su cui si costruisce il suo teatro è lo studio dello spazio scenico e la relazione con il pubblico, il teatro come iniziazione e come “vita concentrata”, l’infanzia come luogo dell’esperienza umana, il rapporto con la danza e con la musica, con le lingue e i dialetti, la riscrittura in chiave inconsueta e “popolare” di grandi testi della civiltà occidentale e del fiabesco. Nel 2002, insieme alla drammaturga Marina Allegri e all’attore Alberto Branca ha rifondato il suo  pensiero teatrale partendo   da una cascina di campagna trasformata in luogo del fare e del pensare. Là, in un portico diventato teatro, in una stalla diventata laboratorio scenotecnico, in una conigliera diventata sartoria, gli artisti di Cà ricercano nuovi linguaggi per un teatro infantile, pensando all’infanzia non come ad un’età della vita, ma come ad uno stato dell’anima da difendere e valorizzare. In uno stile arcaico e di recupero di oggetti e atmosfere della civiltà contadina, oltre alle produzioni per i teatri sono nate le trilogie di spettacoli di  burattini in baracca tradizionale, il teatro su ruote, la trilogia con gli animali nell’ arena di legno e da poco meno di un anno gli spettacoli sotto il tendone da circo. Una continua reinvenzione dello spazio  con cui Cà  si cerca le piazze  fuori dai circuiti del teatro, nella logica di ricreare un teatro leggero e sostenibile.