Legati al branco #

Maurizio frigge i pesciolini

Animali impagliati, intagliati, intrecciati nel ferro, animali vivi e presenti. Creature dotate di movimento e parola, nate dai materiali più disparati e da poetiche lontananze, si sono alternati in tutti gli spettacoli prodotti dal regista Maurizio Bercini, con la dignità e la forza scenica di attori.
Nel lungo percorso artistico del regista e scenografo, gli animali sono stati una presenza costante, una cifra non solo immaginifica, anche drammaturgica. Si è creata così un’antologia di metafore, una personalissima Arca i cui rimandi sono presenti nella memoria del pubblico e in molti magazzini teatrali italiani ed europei. Un florilegio di simbologie, rimandi antropologici o semplici ricordi di bambino, ispirazioni fondamentali nella poetica di chi, da più di quaranta anni, esplora il mondo del teatro infantile inteso come una predisposizione dell’anima, uno stato d’irrazionalità consapevole, la capacità di alzarsi in punta di piedi e vedere aldilà. Come la voglia di giocare con gli animali.
Un gioco guidato dalla poesia e dalla passione “per tutto ciò che non “ci sta dentro”: alle regole, ai divieti, alle visione uniche, alla realtà vera, alle chiacchiere inutili”, come scrive Marina Allegri, poetessa-drammaturga. E le sue parole non si arrestano sulla carta: lanciate in aria, soffiate o sussurrate, scrivono e diffondono una nuova idea d’infanzia.
Marina Allegri e Maurizio Bercini ci presentano un profondo ripensamento dell’infanzia, del linguaggio, della scrittura e dell’arte stessa, che s’intrecciano per dare spazio ad un sottile movimento che è anche gioco:

“Se penso alle parole per l’infanzia non concepisco i diminutivi, i vezzeggiativi, i lallativi, l’infanzia usa la sintesi della poesia, le immagini delle metafore, ha una secchezza sintattica che non perdona, una potenza dialettica che ti stana”.

Marina Allegri